Le complesse relazioni che esistono tra articolazione della parola e udito sono state da tempo ben caratterizzate. Mentre si parla, la nostra stessa voce e i rumori circostanti sono percepiti con l’udito e le stimolazioni corticali indotte vanno a loro volta ad influire sulla stessa articolazione motoria del parlato. L’esempio più semplice è l’incremento di intensità della voce quando si percepisce un rumore di sottofondo.

L’area della corteccia deputata alla gestione delle funzioni motorie correlate all’articolazione del linguaggio, viene così influenzata da afferenze sensoriali. Non sono però ancora chiare le dinamiche con cui queste aree motorie e le aree sensitive interagiscono fra loro.

Per meglio definire queste relazioni, Florencia Assaneo e David Poeppel hanno valutato l’attività cerebrale con magnetoencefalografia in 26 soggetti che eseguivano specifici esercizi linguistici, ascoltando sillabe presentate a varie velocità.

Il primo di questi esercizi consisteva nel mimare senza vocalizzare diverse consonanti, seguite dalla vocale “a”, che apparivano su uno schermo.

Nel secondo esercizio, definito come “localizzatore uditivo”, singole sillabe venivano riprodotte sequenzialmente ai partecipanti, che erano istruiti a rimanere focalizzati senza eseguire alcun compito.

Infine, nel terzo esercizio, venivano riprodotti test uditivi, alla fine dei quali venivano visualizzate una serie di sillabe (ba, wa,ma e va). Ai partecipanti era stato richiesto di indicare se la sillaba era stata presentata nel test precedente, premendo un pulsante con la mano destra (indice: sì, era presente la sillaba, il dito medio: no, la sillaba non era presente).

I risultati dello studio hanno permesso di identificare una precisa sincronia nel circuito che coinvolge corteccia uditiva e corteccia motoria per l’articolazione della parola. L’accoppiamento identificato, definito come una precisa sincronia neurale inter-area, è apparso funzionare solo per un ristretto ambito di frequenza, centrato a circa 4,5 Hz.

Gli autori interpretano questa stretta finestra di funzionamento come una conseguenza legata all’architettura neurale sottostante, e pensano rappresenti la dimostrazione dell’esistenza di un preciso ritmo intrinseco di funzionamento, tra aree uditive e motorie di produzione del linguaggio.

Aver identificato una specifica frequenza di funzionamento nella relazione tra le aree corticali deputate a udito e linguaggio, non solo apre la strada per una migliore conoscenza della nostra produzione verbale, ma potrebbe indurre a cercare relazioni simili anche in altre aree corticali sensitive e motorie associate.

Credit to: newence.com
Redatto da: Franco Folino