Sin da quando si è piccoli e fino poi all’adolescenza, ci si ritrova affascinati dal mito dei “buchi alle orecchie”, ossia dei piercing. Può essere considerata una moda che non tramonta mai, un rituale che chiunque almeno una volta nella vita ha eseguito. Molti non sanno che già nei tempi antichi era in uso ricoprire il corpo di buco. Infatti, vi era la credenza che il metallo fermasse gli spiriti malvagi che così non potevano entrare nel corpo.

Sono diversi i piercing che sfoggiano oggi i teenagers: i classici buchi sul lobo; i piercing all’elica, ossia quella parte in alto dell’orecchio curva e composta prevalentemente di cartilagine; i piercing al trago, la piccola sporgenza di cartilagine proprio davanti al condotto uditivo.

Ma la domanda nasce spontanea: i buchi alle orecchie, con annessi orecchini e ornamenti vari, possono causare danni all’udito?

L’orecchio è considerata una zona ricca di terminazioni nervose e punti energetici sensibili. A confermarlo è sia la medicina tradizionale che quella omeopatica. La particolare vicinanza al cervello concorre a rendere tali piercing molto delicati. Ecco perché un semplice danno all’orecchio può portare intanto a una perdita dell’equilibrio e delle percezione spaziale del corpo e anche a danni a livello umorale. Inoltre, danneggiare un nervo può comportare il piegamento in avanti dell’orecchio, con conseguenti problemi di udito e, nelle ragazze, problematiche legate al ciclo mestruale.

Inoltre, i medici avvertono di evitare il punto chiamato “tubercolo di Darwin”, un piccolo rigonfiamento in alto e sul profilo esterno dell’orecchio. Una possibile lesione di tale rigonfiamento che si trova alla giunzione della terza parte superiore con la terza parte media, potrebbe provocare danni come cambi di umore e avere un’influenza perfino sul ritmo cardiaco.

In conclusione, prima di addentrarsi in questo mondo, è necessario rivolgersi a professionisti qualificati che invece di martoriare le orecchie con la macchina da piercing, utilizzano un ago professionale.