Ogni anno, un bambino italiano su 300-350 viene alla luce con problemi di udito e oltre 500 nuovi nati sono affetti da sordità profonda, l’assenza assoluta di suoni che non permette lo sviluppo della capacità di comunicare. A volte la sordità è uno dei sintomi di una malattia genetica, in altri casi può essere causata da infezioni contratte durante il parto o nei primi mesi di vita.

Ci sono poi perdite dell’udito che avvengono durante la crescita, a partire da un lieve difetto congenito. Nel 20-40% dei casi di bambini nati sordi non è possibile stabilire le cause.

  • La sordità congenita – L’handicap uditivo è poco conosciuto e spesso sottovalutato nella sua gravità. Ma la sordità ostacola il normale sviluppo cognitivo e psicomotorio del bambino, e non gli permette di apprendere il linguaggio verbale: se è profonda, il piccolo diventa muto nonostante gola e corde vocali siano normali e in grado di emettere suoni.

Se il bambino non può recepire un messaggio verbale, non avrà una memoria uditiva e riceverà minori stimoli intellettivi. Inoltre, avrà alterazioni nello sviluppo della sua personalità: basti immaginare cosa significa per un neonato essere privato della gratificazione e del conforto della voce della mamma.

Per fortuna oggi ci sono metodiche di screening che permettono di individuare deficit auditivi già alla nascita: un esame basato su emissioni oto-acustiche. La diagnosi precoce della sordità infantile è fondamentale per adottare l’opportuna terapia: è possibile infatti un intervento riabilitativo e chirurgico quando la plasticità cerebrale ancora lo consente.

  • L’otite – L’otite media acuta è la patologia più frequente in età pediatrica. I sintomi, causati dall’infezione all’orecchio, sono dolore, calo dell’udito (ovattamento), febbre, pianto, fuoriuscita di secrezioni. I bambini predisposti, per esempio affetti da rinite allergica, possono essere colpiti da otite ricorrente (più di tre episodi in sei mesi o più di quattro in un anno), spesso con catarro nell’orecchio.

Anche in questo caso, diagnosi tempestiva e terapia appropriate sono essenziali per limitare i cali di udito e il rischio di danni permanenti. Molte ricerche dimostrano che nei bambini c’è una relazione tra perdita dell’udito – anche transitorio ma frequente – e mancanza di attenzione, deficit del linguaggio e scarso rendimento scolastico, soprattutto in ambienti rumorosi come le aule.

  • La diagnosi e la terapia – La sordità viene classificata a seconda di quale parte dell’orecchio sia colpita da una patologia. Di fatto, c’è un ostacolo alla ricezione dei suoni che si traduce in sordità trasmissiva, se riguarda l’orecchio esterno (padiglione auricolare, condotto auditivo) e medio (membrana del timpano e gli ossicini incudine, martello e staffa).

In genere, l’impedimento è un fattore fisico, per esempio tappi di cerume nell’orecchio esterno, o otiti nell’orecchio medio; nei bambini la causa può essere anche una malformazione cranio-facciale o un trauma cranico. La soluzione consiste in cure farmacologiche o interventi chirurgici.

Si ha invece sordità neurosensoriale se ne è colpito l’orecchio interno (coclea) e il nervo acustico, organi che convertono i suoni in segnali elettrici e li trasmettono al cervello. La sordità è dovuta a una lesione o a un difetto di sviluppo delle 20mila cellule sensoriali contenute nella coclea. Le cause nei bambini sono danni fetali, incidenti al momento del parto, malattie genetiche o infettive, come morbillo, parotite, meningite.

Negli adolescenti e negli adulti, anche il rumore o l’assunzione di alcuni farmaci possono danneggiare le cellule sensoriali, delicate e prive della capacità di rigenerarsi: la sordità è perciò quasi sempre definitiva, e l’unica possibilità è la riabilitazione con protesi acustiche. Quando la sordità è molto grave e il nervo acustico è integro si può adottare un “orecchio bionico”, l’impianto cocleare: un sistema elettronico che si innesta sotto pelle dietro al padiglione auricolare, con un elettrodo inserito all’interno della coclea per stimolare il nervo acustico con gli impulsi acustici captati da un microfono e tradotti in segnali elettrici da un micro-computer.

  • La prevenzione e le cure dolci –Nel trattamento e nella prevenzione dei disturbi uditivi dei bambini sono particolarmente indicate le cure termali. Per il buon funzionamento dell’orecchio è necessario che la pressione nel timpano sia agli stessi livelli della pressione atmosferica esterna. Se però il bambino è raffreddato, la tuba di Eustachio si congestiona e va in tilt la ventilazione dell’orecchio. Da qui l’ovattamento uditivo che, se non trattato, può trasformarsi in otite catarrale e sordità.

Le cure termali – precedute da esame audiometrico e impedenzometrico – facilitano la guarigione, il recupero da sordità trasmissiva e riducono il rischio e la frequenza di ricadute. Lo hanno dimostrato ricerche condotte dalle Terme di Sirmione, dove fin dal 1948 esiste un centro specializzato per la cura della sordità rinogena, con 7 mila pazienti all’anno, il 25 per cento dei quali bambini.

Le cure inalatorie a base di acqua termale sulfurea introducono nell’apparato respiratorio l’acqua termale e i gas che contiene, attraverso diverse tecniche: inalazioni caldo-umide, aerosol, humage (solo i gas estratti dall’acqua), docce nasali, nebulizzazioni, insufflazioni endotimpaniche, che agiscono sulle tube di Eustachio e sull’apparato respiratorio con potere antisettico e battericida, effetti decongestionanti, antinfiammatori e fluidificanti.

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Redatto da: Mariateresa Truncellito